CCC 1070
© Libreria Editrice Vaticana Fonte: vatican.va
Il termine « liturgia » nel Nuovo Testamento è usato per designare non soltanto la celebrazione del culto divino, Cf At 13,2; Lc 1,23. ma anche l'annunzio del Vangelo Cf Rm 15,16; Fil 2,14-17.30. e la carità in atto. Cf Rm 15,27; 2 Cor 9,12; Fil 2,25. In tutti questi casi, si tratta del servizio di Dio e degli uomini. Nella celebrazione liturgica, la Chiesa è serva, a immagine del suo Signore, l'unico « Liturgo », Cf Eb 8,2.6. poiché partecipa del suo sacerdozio (culto) profetico (annunzio) e regale (servizio della carità):
« Giustamente perciò la liturgia è ritenuta quell'esercizio dell'ufficio sacerdotale di Gesù Cristo, mediante il quale con segni sensibili viene significata e, in modo proprio a ciascuno, realizzata la santificazione dell'uomo, e viene esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo Sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun'altra azione della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado ». Concilio Vaticano II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 7: AAS — Acta Apostolicae SedisVolume 56 (1964) su vatican.va — PDF scansionato (1964) 101.
Leggi tutto il capitolo 2. La Celebrazione del Mistero Cristiano ¶1066–1690