CCC 2366

La fecondità è un dono, un fine del matrimonio; infatti l'amore coniugale tende per sua natura ad essere fecondo. Il figlio non viene ad aggiungersi dall'esterno al reciproco amore degli sposi; sboccia nel cuore stesso del loro mutuo dono, di cui è frutto e compimento. Perciò la Chiesa, che « sta dalla parte della vita », Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 30: AAS — Acta Apostolicae SedisVolume 74 (1982) su vatican.va — PDF scansionato (1982) 116. insegna che « qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto per sé alla trasmissione della vita ». Paolo VI, Lett. enc. Humanae vitae, 11: AAS — Acta Apostolicae SedisVolume 60 (1968) su vatican.va — PDF scansionato (1968) 488. « Tale dottrina, più volte esposta dal Magistero della Chiesa, è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l'uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell'atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo ». Paolo VI, Lett. enc. Humanae vitae, 12: AAS — Acta Apostolicae SedisVolume 60 (1968) su vatican.va — PDF scansionato (1968) 488; cf Pio XI, Lett. enc. Casti connubii: DS — Denzinger–Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum definitionum et declarationum de rebus fidei et morum.

Leggi tutto il capitolo 2. «Amerai il Prossimo Tuo come Te Stesso» ¶2196–2557

Citato in 3

  • ¶2366 Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa(230)Domande(Contraception)Amoris Laetitia(§80)