CCC 2427

Il lavoro umano proviene immediatamente da persone create ad immagine di Dio e chiamate a prolungare, le une con le altre e per le altre, l'opera della creazione sottomettendo la terra. Cf Gn 1,28; Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 34: AAS — Acta Apostolicae SedisVolume 58 (1966) su vatican.va — PDF scansionato (1966) 1052-1053; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 31: AAS — Acta Apostolicae SedisVolume 83 (1991) su vatican.va — PDF scansionato (1991) 831-832. Il lavoro, quindi, è un dovere: « Chi non vuol lavorare, neppure mangi » (2 Ts 3,10). Cf 1 Ts 4,11. Il lavoro esalta i doni del Creatore e i talenti ricevuti. Può anche essere redentivo. Sopportando la penosa fatica Cf Gn 3,14-19. del lavoro in unione con Gesù, l'artigiano di Nazaret e il crocifisso del Calvario, l'uomo in un certo modo coopera con il Figlio di Dio nella sua opera redentrice. Si mostra discepolo di Cristo portando la croce, ogni giorno, nell'attività che è chiamato a compiere. Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens, 27: AAS — Acta Apostolicae SedisVolume 73 (1981) su vatican.va — PDF scansionato (1981) 644-647. Il lavoro può essere un mezzo di santificazione e un'animazione delle realtà terrene nello Spirito di Cristo.

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