CCC 633

La Scrittura chiama inferi, Shéol o Αιδην Cf Fil 2,10; At 2,24; Ap 1,18; Ef 4,9. il soggiorno dei morti dove Cristo morto è disceso, perché quelli che vi si trovano sono privati della visione di Dio. Cf Sal 6,6; 88,11-13. Tale infatti è, nell'attesa del Redentore, la sorte di tutti i morti, cattivi o giusti; Cf Sal 89,49; 1 Sam 28,19; Ez 32,17-32. il che non vuol dire che la loro sorte sia identica, come dimostra Gesù nella parabola del povero Lazzaro accolto nel « seno di Abramo ». Cf Lc 16,22-26. « Furono appunto le anime di questi giusti in attesa del Cristo a essere liberate da Gesù disceso all'inferno ». Catechismo Romano, 1, 6, 3: ed. P. Rodríguez (Città del Vaticano-Pamplona 1989) p. 71. Gesù non è disceso agli inferi per liberare i dannati Cf Concilio di Roma (anno 745), De descensu Christi ad inferos: DS — Denzinger–Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum definitionum et declarationum de rebus fidei et morum. né per distruggere l'inferno della dannazione, Cf Benedetto XII, Libello Cum dudum (1341), 18: DS — Denzinger–Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum definitionum et declarationum de rebus fidei et morum; Clemente VI, Lettera Super quibusdam (anno 1351), c. 15, 13: DS — Denzinger–Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum definitionum et declarationum de rebus fidei et morum. ma per liberare i giusti che l'avevano preceduto. Cf Concilio di Toledo IV (anno 633), Capitulum, 1: DS — Denzinger–Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum definitionum et declarationum de rebus fidei et morum; Mt 27,52-53.

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