Siracide 38

Onorare il medico. Da Dio fu data all'uomo la medicina: come convenga diportarsi nelle malattie. Piangere il morto, ma moderare la tristezza. Ricordarsi di aver a morire. Della agricoltura, e delle arti.

Rendi onore al medico ec.Onorare nelle Scritture significa, primo, rispettare; secondo, obbedire; terzo, sostentare secondo la condizione della persona. Vuole adunque, che il medico in tutte queste maniere sia onorato come necessario, perchè dell'assistenza di lui ogni uomo o prima o dopo ha bisogno, e Dio fu quegli, che creò la medicina, e diede all'uomo i primi lumi de' rimedi convenienti alle diverse malattie, e creò le erbe e le tante altre materie, onde gli stessi rimedi compongonsi.Rendi onore al medico per ragione della necessità, perché egli è stato fatto dall'Altissimo; E sarà rimunerata dal re.I medici erano stipendiati dai principi, affinchè potessero senza aver pensiero del proprio mantenimento attendere allo studio della lor pro fessione, e assistere i poveri. Vedi Plin. lib. XXIX. I.Perocché tutta la medicina viene da Dio, e sarà rimunerata dal re. La scienza del medico lo innarzerà agli onori, ed ei sarà celebrato dinanzi ai grandi. Egli è l'Altissimo, che creò dalla terra i medicamenti, e l'uomo prudente non gli avrà a schifo. Un legno non raddolci egli le acque amare?Allude al fatto riferito nell'Esodo XV. 25.,Un legno non raddolcì egli le acque amare? Affin di essere onorato per le sue meraviglie.Dio fece conoscere agli uomini la virtù di tanti rimedi, perchè l'onorassero in veggendo le tante meraviglie di lui, vale a dire le virtù, che egli ha dato a tante produzioni della terra per sanare le malattie:perocchè, come lasciò scrit to un antico filosofo: Nulla cosa v'ha nella natura si minuta e si vile ed abbietta, che per qualche lato non dia agli uomini ammirazione. Arist. de part. animal. rap. 5.La virtù di questi appartiene alla cognizione degli uomini, e il Signore ne ha data ad essi la scienza, affin di essere onorato per le sue meraviglie. Con questi egli cura ec.Con questi rimedi insegnati da lui Dio mitiga e sana i dolori degli uomini, e gli speziali compongono e manipolano gli stessi rimedi, e il loro lavoro non ha mai termine, perchè sempre nuo vi rimedi e medicamenti si scuoprono o per le nuove malattie, che vengono, od anche per le antiche e già conosciute, perchè la benignità di Dio non cessa di spandere le sue grazie per tutta la terra, e di somministrare ai mortali sempre nuovi soccorsi contro i mali, che mi nacciano la salute e la vita.Con questi egli cura, e mitiga i dolori, e lo speziale ne fa composizioni grate, e manipola unguenti salutari, e i suoi lavori non avran fine; Con questi egli cura ec.Con questi rimedi insegnati da lui Dio mitiga e sana i dolori degli uomini, e gli speziali compongono e manipolano gli stessi rimedi, e il loro lavoro non ha mai termine, perchè sempre nuo vi rimedi e medicamenti si scuoprono o per le nuove malattie, che vengono, od anche per le antiche e già conosciute, perchè la benignità di Dio non cessa di spandere le sue grazie per tutta la terra, e di somministrare ai mortali sempre nuovi soccorsi contro i mali, che mi nacciano la salute e la vita.Perocché la benedizione di Dio tutta empie la terra. Ma prega il Signore, ec.Ecco un medico e una medicina la migliore certamente, che possa suggerirsi all'uomo in qualunque malattia; perocchè da Dio dee venire al medico il lume per conoscere il male e il rimedio appropriato non solo al male stesso, ma anche al temperamento e ad altre circostanze del malato, ma da Dio ancora dee darsi allo stesso rimedio l'efficacia.Figliuolo, quando se' malato, non disprezzare te stesso, ma prega, il Signore, ed egli ti guarirà. Allontanati dal peccato, e raddirizza le tue azioni, e monda il cuor tuo da ogni colpa. Offerisci odor soave, e il fior di farina per memoria, e sia perfetta la tua obblazione; e poi da luogo al me dico; Perché Dio lo ha istituito; ed egli non si parta da te, perché l'assistenza di lui è necessaria. Conciossiachè havvi un tempo, in cui dei cadere nelle mani d'alcuni di essi: Ed eglino pregheranno il Signore, che secondi i loro lenitivi, e dia la sanità, alla quale è diretta la lor professione. Caderà nelle mani del medico.Merita di cadere nelle malattie chi offende il suo Creatore, e di stare sotto la potestà de' medici, i rimedi de' quali sono talora acerbi poco meno del male stesso, che con quelli debbe curarsi. 16. Spargi lacrime sopra il morto, ec. Appartengono non meno alla religione, che all'umanità gli uflici, che rendonsi ai morti, de' quali il primo è di piangerli; il secondo di vestirli secondo l'uso; il terzo di aver pensie ro della lor sepoltura. Dalla storia del risuscitamento di Lazzaro veggiamo, come gli Ebrei fasciavano i corpi morti, e col sudario coprivano il volto. Joan. XI.43.Colui, che pecca sotto degli occhi di lui, che lo creò, caderà nelle mani del medico. Figliuolo, spargi lagrime sopra il morto, e come per duro avvenimento comincia a sospirare, e secondo il rito ricuopri il suo corpo, e non trascurare la sua sepoltura. E per non essere calunniato, ec.Dopo gli uffici estremi renduti al defunto, seguita ancora a far duolo per un po' di tempo, per uno o due giorni, affinchè qualcheduno non abbia a dire, che tu non avevi amore pel morto; del rimanente dopo il lutto breve, procura di racconsolarti, perchè la tua tristezza, inutile al morto, potrebbe essere di danno grande alla tua sanità e alla tua vita. Gli Ebrei infatti andavano a visitare e consolare le persone, che erano in lutto per la morte di alcuno di lor famiglia, Joan. XI. 19.E per non essere calunniato, fa amaro duolo per lui per un giorno, dipoi racconsolati per fuggir la tristezza: E fa il duolo secondo il merito della persona per un di, o due, per evitare le maldicenze; E per non essere calunniato, ec.Dopo gli uffici estremi renduti al defunto, seguita ancora a far duolo per un po' di tempo, per uno o due giorni, affinchè qualcheduno non abbia a dire, che tu non avevi amore pel morto; del rimanente dopo il lutto breve, procura di racconsolarti, perchè la tua tristezza, inutile al morto, potrebbe essere di danno grande alla tua sanità e alla tua vita. Gli Ebrei infatti andavano a visitare e consolare le persone, che erano in lutto per la morte di alcuno di lor famiglia, Joan. XI. 19.Perocché dalla tristezza vien presto la morte, e la malinconia del cuore deprime le forse, e curva il collo. Ed è la vita del povero qual è il suo cuore.Pel povero s'intende l'uomo afflitto per la perdita de' suoi; la vita di lui è trista e dolorosa, come tristo e addolorato è il suo cuore.Collo star ritirato si mantien la tristezza, ed è la vita del povero, qual è il suo cuore. Non abbandonare il tuo cuore ec.Non ti lasciar dominare dalla tristezza, ma cacciala da te, e ricordati della morte, cui tu facilmente verresti ad accelerare collo smoderato dolore: ricordati, che questa morte non ha rimedio quando è venuta una volta, onde colla tua tristezza verresti a fare un mal grande a te senza far bene all'amico o al parente, cui tu piangi.Non abbandonare il tuo cuore alla tristezza, ma cacciala da te, e ricordati del fine. Non abbandonare il tuo cuore ec.Non ti lasciar dominare dalla tristezza, ma cacciala da te, e ricordati della morte, cui tu facilmente verresti ad accelerare collo smoderato dolore: ricordati, che questa morte non ha rimedio quando è venuta una volta, onde colla tua tristezza verresti a fare un mal grande a te senza far bene all'amico o al parente, cui tu piangi.Non te ne scordare; perocché di colà non si torna; e non gioverai niente ad altri, e farai male a te stesso. Ricordati di quel che è stato di me: ec.È introdotto qui un morto a parlare. Dalla mia morte il frutto, che tu dei trarre, si è di pensare alla tua e di preparar viti colla buona vita.Ricordati di quel, che o stato di me; perocché lo stesso sarà di te: oggi a me, domani a te. La requie del defunto renda per te tranquilla ec.Il defunto colla sua morte è entrato nella requie, scevro ed esente omai da' travagli e dalle miserie della vita: la di lui requie serva a far sì, che la memoria di lui non sia a te di afflizione e di tormento: godi della sua requie, e consolati; anzi con tal sentimenti assistendo al moribondo, procura di consolarlo nel tempo, che sta per separarsi da lui il suo spirito.La requie del defunto renda per te tranquilla la memoria di lui, e tu il consola, mentre si parte da lui il suo spirito. La sapienza si acquista dallo scriba nel tempo ec.Viene a dimostrare come la scienza, e particolarmente la scienza delle sacre Scritture (che era propria dello scriba o dottor della legge), richiede un animo libero dalle occupazioni e dalle brighe esteriori. La Chiesa veramente ha avuto degli uomini grandissimi, i quali, come dice s. Bernardo (de consid.II. 9.),seppero in mezzo a' gravissimi e immen si negozi trovare ozio per arricchire e edificare la Chiesa stessa con molte insigni opere piene di celeste dottrina, come un s. Leone e un s. Gregorio e un Agostino ed altri non pochi, ma ciò dee riferirsi piuttosto a speciale dono di Dio, che ad opera e vigore di naturale talento. In poche parole insegna mirabilmente s. Agostino la regola da tenersi da quelli, che amano lo studio della Sapienza, e perciò desiderano la libertà e la quiete dagli affari: l'amore della verità (dice egli) cerca l'ozio santo; la necessità della carità obbliga ad accettare l'occupazione giusta, il qual peso se da alcuno non viene imposto, si attenda ad apparare e intendere la verità: se poi venga imposto, dee accettarsi per la necessità della carità; ma neppur allora dee del tutto lasciarsi la dilettazione della verità, affinchè, tolta la soavità di lei, quella necessità non opprima. De civit. XIX. 19.La sapienza si acquista dallo scriba nel tempo di libertà dagli affari, e chi ha poco da agire, acquisterà la sapienza. Di qual sapienza si empierà La sapienza si acquista dallo scriba nel tempo ec.Viene a dimostrare come la scienza, e particolarmente la scienza delle sacre Scritture (che era propria dello scriba o dottor della legge), richiede un animo libero dalle occupazioni e dalle brighe esteriori. La Chiesa veramente ha avuto degli uomini grandissimi, i quali, come dice s. Bernardo (de consid.II. 9.),seppero in mezzo a' gravissimi e immen si negozi trovare ozio per arricchire e edificare la Chiesa stessa con molte insigni opere piene di celeste dottrina, come un s. Leone e un s. Gregorio e un Agostino ed altri non pochi, ma ciò dee riferirsi piuttosto a speciale dono di Dio, che ad opera e vigore di naturale talento. In poche parole insegna mirabilmente s. Agostino la regola da tenersi da quelli, che amano lo studio della Sapienza, e perciò desiderano la libertà e la quiete dagli affari: l'amore della verità (dice egli) cerca l'ozio santo; la necessità della carità obbliga ad accettare l'occupazione giusta, il qual peso se da alcuno non viene imposto, si attenda ad apparare e intendere la verità: se poi venga imposto, dee accettarsi per la necessità della carità; ma neppur allora dee del tutto lasciarsi la dilettazione della verità, affinchè, tolta la soavità di lei, quella necessità non opprima. De civit. XIX. 19.Colui, che mena l'aratro, e fa sua gloria di stimolare col pungolo i bovi, ed è tutto nei loro lavori, e non di scorre d'altro, che della progenie dei tori. Il suo cuore è rivolto a tirare i solchi, e le sue vigilie a ingrassare le vacche. A imitar la pittura.Il disegno, che dee incidere o in pietra preziosa, o in oro, argento ec.Cosi il legnaiuolo, e l'architetto lavorano la notte come il giorno: colui, che incide gli emblemi degli anelli, e coll'assiduo pensare ne diversifica la scultura: applica il suo cuore a imitar la pittura, e colle sue vigilie perfeziona il suo lavoro. Sedendo presso all'incudine.Anche oggigiorno in Levante i fabbri lavorano sedendo per terra in mezzo alla bottega, e non hanno camino, ma tengono il fuoco accanto col loro soffietto.Cosi il fabbro sedendo presso all'incudine intento al ferro, ch'ei mette in opera, il vapore del fuoco gli asciuga le carni, ed ei combatte cogli ardori della fornace: Egli ha intronate le orecchie dal suon de' martelli, e gli occhi fisi al modello dell'opra sua: Il suo cuore è inteso a finire i lavori, e colle sue vigilie gli orna, e gli perfeziona. Così colui, che fa i vasi di terra assiso al suo lavoro gira co' piedi la ruota, ed è sempre in sollecitudine per quel, che ha per le mani, e conta il numero di tutte le opere sue. Colle sue braccia impasta la creta, e si incurva colla sua forza davanti a' suoi piedi. Il cuor di lui sarà inteso alla in verniciatura, e veglierà alla nettezza della fornace. Il forte di tutti costoro è nelle lor mani.Tutta questa gente non può attendere allo studio della sapienza, allo studio delle cose divine, ma ognun di essi ha quella sapienza, che conviene alla sua professione; e tutti sono necessari alle città.Il forte di tutti costoro è nelle lor mani, e ognuno è sapiente nel suo mestiero: Il forte di tutti costoro è nelle lor mani.Tutta questa gente non può attendere allo studio della sapienza, allo studio delle cose divine, ma ognun di essi ha quella sapienza, che conviene alla sua professione; e tutti sono necessari alle città.Senza di loro non si fabbrica una città. Eglino però non abiteranno dappresso, e non anderanno girando, ec.Questi artefici non saran lasciati abitare presso la curia, o presso al tempio, per ragione dello strepito, che fanno nel lavorare; e non potranno andare qua e là viaggiando come quelli che van cercando la sapienza. Tale può essere il senso della nostra Volgata. E non entreranno nelle adunanze. Nelle adunanze dei senatori, de' sacerdoti e dei dottori della legge.Eglino però non abiteranno dappresso, e non anderanno girando, e non entreranno nelle adunanze. Non saranno assisi trai giudici, e non intenderanno le leggi giudiciali, e non insegneranno le regole della vita, e della giustizia, e non si metteranno ad esporre le parabole: Ma essi ristorano le cose del mondo, ec.Le cose del mondo necessarie alla conservazione della vita, le quali come fragili si consumano, sono ristaurate da questi artefici, che fan sempre nuovi lavori, o rassettano le vecchie opere: ei non pensano, e non hanno altro desiderio o ambizione, che di ben esercitare i loro mestieri, ed applicano ancora nei dati tempi il loro spirito a udire e intendere la legge del Signore, affine di adempirla.Ma essi ristorano le cose del mondo, e i loro voti sono per l'esercizio dell'arte loro, applicando l'anima propria a intendere la legge dell'Altissimo.

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