Vangelo secondo Luca 10

Manda avanti i settantadue a ogni città dopo aver loro insegnato quel, che hanno da osservare nella predicazione: e rallegrandosi questi di vedere a se soggetti i demoni, dice, che non debbon principalmente per questo rallegrarsi. Minacce contro le ostinate citte, nelle quali erano stati fatti molti miracoli. Esultando in ispirito loda il Padre. A un dottor della legge, che lo tentava, recitato il comandamento dell'amor di Dio, e del prossimo, dimostra con la parabola dell'uomo, che veniva da Gerusalemme, chi sia il prossimo. A Marta, che lo serviva, e si lamentava della sorella, dice, che Maria ha eletta l'ottima parte.

Altri settantadue.Il Greco ha settanta; ma molti manoscritti Greci leggono come la Volgata: e oltre la maggior parte de' Padri Latini, molti Padri Greci (tra'quali Origene, s. Clemente, e s. Epifanio) hanno la stessa lezione. Per la qual cosa il consenso dell'antichità dà ragione di credere, che se in qualche luogo è stato scritto, che questi discepoli fosser settanta, sia ciò avvenuto per fare un numero rotondo; nella stessa guisa, che i famosi traduttori della Scrittura, benchè fossero settantadue, si nominano sempre i settanta: e simili esempi non mancano nella storia profana, come è quello de' centumviri in Roma, i quali essendo eletti tre per ogni tribù, ed essendo le tribù trentacinque, facevano il numero non di cento, ma di centocinque. Da questo luogo tutti gli antichi Padri ne inferirono la distinzione stabilita da Cristo tra i ministri principali della sua Chiesa; imperocchè nè gli stessi, nè nello stesso tempo, nè nello stesso numero furono dichiarati Apostoli, e discepoli: quindi tutta l'antichità riconobbe i vescovi per successori degli Apostoli; i sacerdoti come successori dei discepoli. Li mandò a due a due. La ragione di così fare si trova in quelle parole de' Proverbi, XVIII. 19.: Il fratello assistito dal fratello è come una fortezza ben munita, servendosi l'uno all'altro di sollievo nelle afflizioni, e di aiuto nelle fatiche, e di testimone delle loro azioni, affin di chiudere la bocca alla maldicenza.Dipoi elesse il Signore altri settantadue: e li mandò a due a due davanti a se in tutte le città, e luoghi, dove egli era per andare: E diceva loro: La messe è molta, e gli operai son pochi. Pregate adunque il padrone della messe, che mandi degli operai per la sua messe. Andate: ecco, che io mando voi, come agnelli tra' lupi. E.... non salutate ec.È una specie d'iperbole, colla quale vuole raccomandare la sollecitudine, e la ce lerità ne' gravissimi affari, pe' quali mandava questi nuovi operai Evangelici, vietando loro le confabulazioni inutili, e tutte le distrazioni. Nella stessa guisa Eliseo mandando il suo servo Giezi per un affare, che esigeva celerità, e speditezza, gli dice: Se t'imbatti in alcun uomo, nol salutare, e se alcun ti saluta, non gli rispondere, 4. Reg. IV. 29. Il saluto presso gli orientali non finiva in un sol gesto, o in una sola parola; ma secondo il genio di quelle nazioni conteneva varie interrogazioni, e risposte, e molte cerimonie, e dimostrazioni di stima, e di affetto.Non portate, né borsa, né sacca, né borzacchini, e per istrada non salutate chicchessia. In qualunque casa entrerete, dite prima: Pace sia a questa casa. E se quivi sarà un figliuolo di pace, poserà sopra di lui la vostra pace; se no ritornerà a voi. Restate nella medesima casa mangiando, e bevendo di quello, che hanno: imperocché è dovuta all'operajo la sua mercede. Non andate girando di casa in casa. E in qualunque città entrerete, essendovi stati accolti, mangiate quel, che vi sarà messo davanti. E guarite gl' infermi, che quivi sono, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. Ma in qualunque città che entrati essendo, non vi ricevano, andate nelle piazze, e dite: Abbiamo scosso contro di voi sin la polvere, che ci si era attaccata della vostra città: con tutto questo sappiate, che il regno di Dio è vicino. In quella giornata.Nell'ultimo giorno, nel giorno grande del giudizio.Vi dico, che men dura sarà in quella giornata la condizione di Sodoma, che di quella città. Guai a te, o Coroazin, guai a te, o Betsaida: perché se in Tiro, o in Silone fossero stati fatti i prodigi, che sono stati fatti presso di te, già tempo farebbero penitenza coperte di cilizio, e giacendo su la cenere. Ma con minor severità sarà trattata nel giudizio Tiro, e Sidone, che voi. E tu Cafarnaum, esaltata sino al cielo, sarai depressa sino all'inferno. Chi ascolta voi ascolta me: e chi voi disprezza, disprezza me. E chi disprezza me, colui disprezza, che mi ha mandato. Se ne ritornarono allegramente.Non pare, che possa notarsi di imperfezione il gaudio dei discepoli per li miracoli operati nella loro missione, mentre di tutto quello, che hanno operato, la gloria tutta riferiscono a Cristo, e alla virtù del suo nome. Raccontano in particolare la potesta esercitata sopra i demoni, come quella, che dimostrava il pieno assoluto dominio del Maestro sopra tutte le creature anche invisibili, e spirituali.E i settantadue (discepoli) se ne ritornarono allegramente, dicendo: Signore, anche i demonj sono a noi soggetti in virtù del tuo nome. Io vedeva Satana ec.Vale a dire, voi non mi raccontate cosa, ch'io non sappia; imperocchè fino da quando vi mandai ad evangelizzare, io vedeva già, Satana da me vinto, e discacciato dal trono, che si era usurpato. Così Gesù adombra la celerità incredibile, con la quale il Vangelo, e il nome suo dovea stendersi per tutta la terra colla distruzione delle false religioni, e dell'impero del Diavolo; onde dice in s. Giovanni: adesso il principe di questo mondo sarà cacciato fuora, XII. 31. Cadde quasi dal cielo per la seconda volta il Demonio, allora quando per opera di Gesù Cristo perdette la potestà, che si era arrogata sopra gli uomini, e gli onori divini ciecamente renduti a lui da quasi tutta la terra.Ed egli disse loro: Io vedeva Satana cadere dal cielo a guisa di folgore. Podestà di calcare i serpenti, ec.Abbiamo di ciò un bell'esempio negli Atti, XXVIII. 5.: e questa potestà continuava ne' fedeli a' tempi di Tertulliano, che dice: In questo modo anche ai Pagani rechiamo soccorso, come dotati da Dio di quella potestà dimostrata dall'Apostolo, allorchè non fe' caso del morso della vipera. Scorp.Ecco, che io vi ho dato podestà di Calcare i serpenti, e i scorpioni, e di superare tutta la forza del nemico: né cosa alcuna a voi nuocerà. Non vogliate rallegrarvi, ec.Questa maniera di parlare è simile a quella: voglio la misericordia, e non il sacrifizio; vale a dire: amo la misericordia piu, che il sacrifizio. Così benche sia lecito di rallegrarsi dei doni di Dio, perchè e il dono, e il gaudio all'autore del dono si riferisce, vuole nondimeno Cristo, che maggiore argomento di gaudio sia per essi la speranza di essere scritti nel libro della vita, che la potestà di vincere i demoni, e di fare tutti i miracoli. Imperocchè il dono di questi può essere comune anche ai reprobi, ed è dato non per utilità loro propria, ma per l'altrui; l'essere scritto nel libro della vita appartiene alla propria salute, e ai soli giusti può convenire.Contuttociò non vogliate rallegrarvi, perché siano a voi soggetti gli spiriti: ma rallegratevi, perché i vostri nomi scritti sono nel cielo. Per Ispirito santo esultò, ec.L'esultazione, e il giubilo di Cristo sono una maniera di affettuoso ringraziamento, che egli faceva al Padre per aver onorato si altamente, e distinto uomini rozzi, e semplici, come erano i suoi discepoli, senza far parte di tali grazie ai sapienti del secolo.Nello stesso punto per Ispirito santo esultò, e disse: Gloria a te, o Padre, signore del cielo, e della terra, perché queste cose hai nascoste a' saggi, e prudenti, e le hai manifestate a' piccoli. Cosi è, o Padre: perché cosi a te piacque. In mia balìa ha posto il Padre tutte le cose. E nissuno conosce, chi sia il Figliuolo, fuori del Padri; né chi sia il Padre, fuori del Figliuolo, e fuor di colui, al quale avrà il Figliuolo voluto rivelarlo. E rivolto a' suoi discepoli, disse: Beati gli occhi, che veggono quello, che voi vedete. Imperocché vi dico, che molti profeti, e regi bramarono di vedere quello, che voi vedete, e nol videro; e udire quello, che voi udite, e non l'udirono. Per tentarlo, gli disse.Questo dottore superbo si finge ignorante, e bramoso d'imparare, e chiede a cristo qual sia la strada della salute per veder di cavargli di bocca qualche parola contraria alla legge, o alle comuni opinioni, affin di poterlo redarguire come apostata dalla legge. Ma Gesù gli chiude la bocca col rimandarlo alla stessa legge; e al tribunale di sua coscienza lo accusa come trasgressore della legge, in quanto ella comanda l'amore del prossimo, mentre egli lo interrogava con mal animo, e pel solo fine di screditarlo, se avesse potuto.Allora alzatosi un certo dottor della legge per tentarlo, gli disse; Maestro, che debbo io fare per possedere la vita eterna? Ma egli rispose a lui: Che è quello, che sta scritto nella legge? Come leggi tu? Quegli rispose, e disse: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuor tuo,e con tutta l'anima tua, e con tutte le tue forze, e con tutto il tuo spirito: e il prossimo tuo come te stesso. Fa'questo, e viverai.Non ti contentar di saperlo, mettilo in pratica, e avrai quella vita eterna, intorno alla quale mi hai interrogato.E Gesù gli disse: Bene hai risposto: fa questo, e viverai. Volendo giustificare se stesso.Volendo far vedere, che era giusto, che osservava esattamente la legge. Chi è mio prossimo? Col nome di prossimo alcuni de' dottori Ebrei volevano, che s'intendessero i soli amici, altri restringevano questo nome ai soli giusti, altri ai soli Israeliti; ed è probabile, che questo stesso dottor della legge non credesse, che Gesù volesse estendere l'obbligazione del precetto oltre i confini della stessa nazione, e in tal caso avrebbe avuto la soddisfazione di farsi conoscere osservator della legge: che se Cristo anche agli stranieri, e Gentili avesse esteso il nome di prossimo, allora avea questo ipocrita il maligno piacere di udirlo contradire alla comune dottrina de' maestri della Sinagoga.Ma quegli volendo giustificare se stesso, disse a Gesù: E chi il mio prossimo? Un uomo andava ec.Questa storia insieme e parabola ha due sensi. Secondo il primo dimostrasi, che il nome di prossimo comprende tutti gli uomini, anche i nemici, e che coloro, i quali contro l'ordine di Dio restringevano il significato di questo nome, mancavano frequentemente agli obblighi della carità anche verso di coloro, che riconoscevano per loro prossimo. Da Gerusalemme a Gerico. Su questa strada erano frequentissimi gli assassinamenti.E Gesù prese la parola, e disse: Un uomo andava da Gerusalemme a Gerico, e dette negli assassini, i quali ancor lo spogliarono: e avendogli date delle ferite, se n' andarono, lasciandolo mezzo morto. Or avvenne, che passò per là stessa strada un sacerdote, il quale vedutolo passò oltre. Similmente anche un Levita arrivato vicino a quel luogo, e veduto colui, tirò innanzi.
La parabola del buon samaritano
Ma un Samaritano, ec.L'odio degli Ebrei contro i Samaritani era maggiore di quello, che avevano contro i Gentili; onde i Samaritani erano esclusi secondo le loro idee dal nome di prossimo anche più che i Gentili. Nulladimeno questo Samaritano soccorre il Giudeo abbandonato dal sacerdote, e dal Levita.Ma un Samaritano, che facca suo viaggio, giunse presso a lui: e vedutolo, si mosse a compassione.
Il buon samaritano giunge alla locanda
E se gli accostò, e fasciò le ferite di lui, spargendovi sopra olio, e vino; e messolo sul suo giumento, lo condusse all'albergo, ed ebbe cura di esso. E il di seguente tirò fuori due denari, e gli dette all'ostiere, e dissegli: Abbi cura di lui: e tutto quello, che penderai di più, te lo restituirò al mio ritorno. Chi di questi tre ti pare egli essere stato prossimo ec.Con sommo artificio cava Gesù dalla bocca stessa del dottore una confessione del vero, alla quale non si sarebbe egli mai di buona voglia ridotto. Che il Samaritano facesse bene a soccorrere un Giudeo, un cittadino di Gerusalemme, nol negherà giammai il dottore; e se fece bene il Samaritano, farà bene il Giudeo ancora soccorrendo in simil caso il Samaritano, o il Gentile: imperocchè uguale è il vincolo naturale, e l'obbligazione dell'uno verso dell'altro. Va' adunque, dice Cristo al dottore, fa' tu ancora, non come fecero il sacerdote, e il Levita, ma come fece il Samaritano; e quello che tu avresti caro, che facesse questi per un Giudeo, fallo tu Giudeo per uno straniero, fallo anche per un Samaritano, immutabili essendo i diritti di natura, e la comune fratellanza tra gli uomini fonte di tal diritti. Ma oltre questo primo senso letterale i Padri hanno qui ravvisato un altro senso spirituale, e di gran mistero. L'uom ferito rappresenta Adamo, e tutta l'infelice sua discendenza rimasa per lo peccato spogliata della grazia, ferita nelle spirituali sue facoltà, e ridotta a misero stato. Il sacerdote, e il Levita significano la vecchia legge, dalla quale non ebbe l'uomo salute, fintanto che giunse il pietoso Samaritano a curarla: prese egli l'umana natura, affine di risanarla a spese de' suoi patimenti, e condusse il ferito nella sua Chiesa, e con olio lavollo, e con vino, cioè col suo sangue, e colla sua misericordia, fino a rendergli piena, e perfetta salute. Dove è ancor da notare, che non disprezza Gesù il nome di Samaritano da togli per ischerno da' suoi nemici, perchè questo nome significa custode, ed egli è veramente quel custode, di cui sta scritto: Se il Signore non è il custode della città, veglia inutilmente colui, che la custodisce.Chi di questi tre ti pare egli essere stato prossimo per colui, che dette negli assassini? E quegli rispose: Colui, che usò ad esso misericordia. E Gesù gli disse: Va, fa anche tu allo stesso modo. E avvenne, che essendo in viaggio, entrò egli in un certo castello: e una donna, per nome Marta, lo ricevette in sua casa: E questa aveva una sorella chiamata Maria, la quale ancora assisa a' piedi del Signore, ascoltava le sue parole. Marta poi si affannava tra le molte faccende di casa: e si presentò, e disse: Signore, a te non cale, che mia sorella mi abbia lasciata sola alle faccende di casa? Dille adunque, che mi dia una mano.
Gesù in casa di Marta e Maria
Marta Marta, tu ti affanni, ec.Gesù non biasimò l'occupazione di Marta; ma e distinse gli uffizi delle due sorelle, e avvertì con amore la prima del pericolo, che va congiunto colla vita attiva, che è il distrarsi di leggieri da quello che infinitamente importa, ed è tutto l'uomo, come dice il Savio.Ma il Signore le rispose, e disse: Marta, Marta, tu ti affanni, e ti inquieti per un gran numero di cose. Eppure una sola è necessaria. Maria, ec.:Il pensiero della propria salute. Marta cercava lo stesso che Maria; ma lo cercava tra le occupazioni, e le inquietudini delle cose esteriori, e perciò non senza pericolo. Maria intenta ad una sola cosa stava ai piedi del suo Signore, affin di non perderlo giammai di vista. Non le sarà levata. S. Agost. serm. 27. de verb. Dom. Maria si è eletto quello, che sempre sarà; onde non le sarà tolto giammai... Una sola cosa è necessaria, e questa la elesse per sè Maria. Passa l'amore delle molte cose, e rimane l'amore dell'unità: quindi quel che ella si elesse, non le sarà tolto, ma sarà tolto a te quello che eleggesti, e per tuo bene ti sarà tolto, per darti cioè qualche cosa di meglio. Ti sarà tolta la fatica per darti il riposo. Tu adesso navighi; ella è in porto.Eppure una sola è necessaria. Maria ha eletto la miglior parte, che nun le sarà levata.

Citato in 429