Salmi 38
Bibbia Martini
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Prega il Signore, che nella malattia, ovvero nella gravissima tribolazione, ch'ei soffre pe' suoi peccati, lo aiuti, e lo conforti. Molte cose convengono al mistico Davidde.
1 Per commemorazione.Per rammemorare, ed esporre a Dio la propria miseria. Pel giorno di sabato. Furono aggiunte queste parole, perché l'uso della sinagoga dovette essere di cantarlo in tal giorno. Signore, non mi riprendere nel tuo furore, ec. Non mi trattare con tutto il rigore, che meriterebbero i miei peccati: fa' meco le parti di medico, e non quelle di giudice. Vedi Psal. VI. I.Salmo di David. Signore, non mi riprendere nel tuo furore, e non mi correggere nell'ira tua. 3 Perocchè io porto fitte nella mia persona ec.Chiama frecce e strali di Dio la sua malattia e le miserie e afflizioni, che Dio gli mandava. S. Agostino a tutto questo aggiunge la parola di Dio, che penetra qual freccia fino al cuore del peccatore, e lo trafigge per convertirlo.Perocché io porto fitte nella mia persona le tue saette, ed hai aggravato la mano tua sopra di me. 4 A cagione dell'ira tua non ha sanità la mia carne; ec.Per effetto del giusto tuo sdegno la mia carne è travagliata dalle infermità, e per ragion delle mie colpe le ossa mie, le mie membra non hanno riposo. Dimostra com' egli è grandemente malato e trlbolato tanto nel corpo, come nello spirito.A cagione dell'ira tua non ha sanità la mia carne, non hanno pace le ossa mie a cagione de' mie peccati. 5 Imperocchè le mie iniquità sormontano ec.Il cumulo, la massa delle mie colpe è tanto grande, che quasi acqua profonda sormontando il mio capo stanno per affogarmi; ed elle sono tanto gravi e di peso si enorme, che tutte le forze sorpassa.Imperocché le mie iniquità sormontano la mia testa, e come peso grave mi premono. 6 Si sono imputridite..., a cagione di mia stoltezza.La lunghezza della malattia rende più difficile la guarigione e più penosa. Davidde avea tenuti nascosti quanto potè i suoi falli per lungo tempo, ed era vissuto ne' suoi peccati un anno in circa senza pensare ne a Dio, ne a se stessa. Di questa stoltezza grande, per cui le sue piaghe erano divenute putride e corrotte, di questa egli si accusa e si pente. Ma notisi attentamente come Davidde il quale con questo salmo a Dio ricorre per ottenere. Il suo aiuto nella malattia, ond'era afflitto, e per impetrare la sanità del corpo, tutto il fervore del suo spirito impiega nel parlare de' suoi peccati e della loro moltitudine e della loro gravezza, delle piaghe mortali fatte conessi all'anima propria, e della stoltezza in nascondere queste piaghe. Un vero penitente sentirà più il male della colpa, che qualunque calamità, onde per ragione di essa sia stato afflitto.Si sono imputridite, e corrotte le piaghe mie a cagione di mia stoltezza. 7 Sono formisura incurvato: ec.Sono incurvato e depresso oltre ogni credere sotto il peso delle miserie, e una profonda tristezza occupa continuamente il mio spirito.Son divenuto miserabile, e sono formisura incurvato: io n'andava tutto il di carico di tristezza. 8 Perché pieni sono di illusioni i miei reni.Generalmente i Padri e gl'Interpreti intendono significati con queste parole i violenti movimenti della concupiscenza, i quali Davidde considerava come una dolorosa pena del suo peccato; ed è degna della umiltà di Davidde la confessione di un tal male, nella qual confessione fu egli imitato dal grande Apostolo, II. Cor. XII. 7.Perché pieni sono di illusioni i miei reni, e nella carne mia non è sanità. 9 Sfogava in ruggiti i gemiti ec.L'interno dolore del cuore mi sforzava a prorompere in ruggiti piuttosto, che in gemiti ed in querele.Sono abbattuto, ed umiliato oltre modo: sfogava in ruggiti i gemiti del mio cuore. 10 Signore, sotto i tuoi occhi è ogni mio desiderio, e non è ascoso a te il mio gemere. 11 Il mio cuore e turbato, ec.Il mio cuore è agitato dalle prave affezioni, che in me sorgono contro mia voglia: la virtù, la forza dell'anima mia è grandemente diminuita dopo le mie prevaricazioni; e quella cognizione viva e penetrante, che io avea delle cose dello spirito, non è più meco. Questo senso veramente allegorico è da preferirsi, per quanto a me sembra, al puro letterale, secondo il quale tutte queste cose s'intenderebbono delle palpitazioni di cuore, delle mancanze e svenimenti, e della perdita del lume degli occhi per cagione delle continue sue lacrime.Il mio cuore è turbato, la mia forza mi ha abbandonato, e lo stessa lume degli occhi non è più meco. 12 Si stettero a me dirimpetto.Non si accostarono a me per vedermi e consolarmi, ma quasi avendo orrore di me i miei amici e i parenti e i vicini si tenevano dirimpetto a me alla lontana, temendo la contagione de' miei mali. Ma quelli, che cercavano la mia vita, ec. Come se dicesse, erano senza paragone più attivi i nemici per nuocermi, che gli amici e i parenti per aiutarmi. Ma queste parole e tutti questi due versetti, anzi tutto quasi il rimanente del salmo, ancor meglio che a Davidde si applica dai Padri a Gesù Cristo, come dal confronto della storia Evangelica ognun può conoscere. Egli abbandonato nella sua passione da' suoi più cari nel tempo, che i suoi nemici cercavano tutti i mezzi di farlo morire; egli accusato da' Giudei e interrogato da Pilato non aperse la bocca per far sue difese; egli portando sopra di se i nostri peccati fu pronto a soffrire i flageili e le spine e i chiodi e la croce; egli finalmente odiato e messa a morte da quelli, che a lui rendevan male per bene, e odiato perché amò la giustizia, e insegnò ad amarla.Gli amici miei, e i miei congiunti vennero, e si stettero a me dirimpetto. E i miei vicini da lungi si stavano: 13 Si stettero a me dirimpetto.Non si accostarono a me per vedermi e consolarmi, ma quasi avendo orrore di me i miei amici e i parenti e i vicini si tenevano dirimpetto a me alla lontana, temendo la contagione de' miei mali. Ma quelli, che cercavano la mia vita, ec. Come se dicesse, erano senza paragone più attivi i nemici per nuocermi, che gli amici e i parenti per aiutarmi. Ma queste parole e tutti questi due versetti, anzi tutto quasi il rimanente del salmo, ancor meglio che a Davidde si applica dai Padri a Gesù Cristo, come dal confronto della storia Evangelica ognun può conoscere. Egli abbandonato nella sua passione da' suoi più cari nel tempo, che i suoi nemici cercavano tutti i mezzi di farlo morire; egli accusato da' Giudei e interrogato da Pilato non aperse la bocca per far sue difese; egli portando sopra di se i nostri peccati fu pronto a soffrire i flageili e le spine e i chiodi e la croce; egli finalmente odiato e messa a morte da quelli, che a lui rendevan male per bene, e odiato perché amò la giustizia, e insegnò ad amarla.Ma quelli, che cercavano la mia vita facevano i loro sforzi. E quei, che bramavan di nuocermi parlavano superbamente, e tutto di studiavano inganni. 14 Ma io quasi sordo ec.Così si contenne Davidde ingiuriato e insultato da Semei. Vedi 2. Reg. XVI. 10. 11. 12.Ma io quasi sordo non adiva, e fui come un mutolo, che non apre sua bocca. 15 E mi diportai qual uomo, che nulla intende, e non ha che dire in sua difesa. 16 Perché in te io posi la mia speranza, tu mi esaudirai, Signore Dio mio. 17 Io dissi: non trionfino ec.Mi determinai di soffrire in silenzio: perocchè se io volessi rispondere e rendere maledizione per maledizione potrebbe Dio abbandonarmi, ed avrebber di ciò gran contento costoro, i quali, ogni volta che mi veggono in pericolo, parlano superbamente contro di me.Perché io dissi: Non trionfino giammai di me i miei nemici, i quali, ogni volta che i miei piedi vacillino, parlali superbamente contro di me. 18 Son preparato a' flagelli, e sta sempre dinanzi a me il mio dolore.Il mio peccato, che è il mio più continuo e più acerbo dolore.Perché io son preparato a' flagelli, e sta sempre dinanzi a me il mio dolore. 19 E penserò al mia peccato.Confesserò il mio peccato, ma non per iscordarmene. Penserò sempre al mio peccato per averne dolore e offerire il sacrifizio perpetuo di un cuore contrito e umiliato per una verace e costante penitenza. Così il santo re, il quale peccò, ma una sola volta peccò. Vedi S. Agostino.Perché io confesserò la mia iniquità, e penserò al mio peccato. 20 Ma i miei nemici vivono, ec.Ottimamente s'intenderanno queste parole non tanto de' visibili, quanto degli invisibili nemici dell'uomo, per resistere a' quali con tanta umiltà e fervore implora Davidde l'aiuto di Dio Salvatore.Ma i miei nemici vivono, e son più forti di me, e sono cresciuti di numero quei, che mi odiano ingiustamente. 21 Quelli, che rendono male per bene parlavan male di me, perché io cercava il bene. 22 Non abbandonarmi, Signore Dio mio, non ti allontanare da me. 23 Accorri in mio ajuto, o Signore Dio di mia salute.
Citato in 8
- Questo capitolo CCC(¶1502)Salvifici Doloris(§6)
- v. 5 CCC(¶1502)
- v. 9 Salvifici Doloris(§18)
- v. 11 Salvifici Doloris(§18)
- v. 13 Summa (EN)(II-II 55.4
II-II 72.3) - v. 14 Summa (EN)(II-II 72.3)