CCC 1456
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La confessione al sacerdote costituisce una parte essenziale del sacramento della Penitenza: « È necessario che i penitenti enumerino nella confessione tutti i peccati mortali, di cui hanno consapevolezza dopo un diligente esame di coscienza, anche se si tratta dei peccati più nascosti e commessi soltanto contro i due ultimi comandamenti del Decalogo, Cf Es 20,17; Mt 5,28. perché spesso feriscono più gravemente l'anima e si rivelano più pericolosi di quelli chiaramente commessi »: Concilio di Trento, Sess. 14a, Doctrina de sacramento Paenitentiae, c. 5: DS — Denzinger–Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum definitionum et declarationum de rebus fidei et morum.
« I cristiani [che] si sforzano di confessare tutti i peccati che vengono loro in mente, senza dubbio li mettono tutti davanti alla divina misericordia perché li perdoni. Quelli, invece, che fanno diversamente e tacciono consapevolmente qualche peccato, è come se non sottoponessero nulla alla divina bontà perché sia perdonato per mezzo del sacerdote. "Se infatti l'ammalato si vergognasse di mostrare al medico la ferita, il medico non può curare quello che non conosce" ». Concilio di Trento, Sess. 14a, Doctrina de sacramento Paenitentiae, c. 5: DS — Denzinger–Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum definitionum et declarationum de rebus fidei et morum; cf San Girolamo, Commentarius in Ecclesiasten, 10, 11: CCL — Corpus Christianorum (Series Latina) (PL — Patrologia latina (J.P. Migne)).
Leggi tutto il capitolo 2. I Sacramenti di Guarigione ¶1420–1532